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Vent’anni e un giorno

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Copertina di: Vent’anni e un giorno

Con un saggio introduttivo di Giordano Bruno Guerri

Bottai è stato un grande pensatore politico, destinato a costituire la filigrana nascosta e segreta di un'epoca, più che a determinarla o a cambiarla radicalmente.
? Giordano Bruno Guerri

Pubblicato per la prima volta nel 1949, Vent'anni e un giorno non è solo un libro di memorie di uno dei protagonisti del fascismo, ma anche un'analisi lucida delle colpe e dei mali intrinseci del regime che condussero al fallimento della rivoluzione, sognata e mai attuata, prima ancora che alla sconfitta militare.

Fascista della primissima ora, sempre su posizioni critiche e atipiche, Giuseppe Bottai determinò svolte epocali della società italiana, prima con la "Carta del Lavoro", poi con la "Carta della Scuola". Le sue riviste "Critica fascista" e "Primato" raccolsero il meglio della cultura del ventennio, compresi molti intellettuali già in odore di fronda e che poi sarebbero passati all'antifascismo. La sua autocritica su "un fallimento di uomini, non di un sistema" lo portò a arruolarsi nella Legione Straniera (1944-1948), per espiare "quel difetto di vigore critico e di rigore morale che mi ha impedito di oppormi con efficacia alla degenerazione del fascismo".

Attraverso le parole dello stesso Bottai, considerato tra le figure più interessanti e complesse del secolo appena trascorso, un racconto in presa diretta di un periodo cruciale del nostro passato, introdotto da un saggio brillante e rigoroso di Giordano Bruno Guerri.