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Un Sogno turco

Giancarlo De Cataldo

Bur
Copertina di: Un Sogno turco

Con l’espressione Metz Yeghern, Grande Male, gli armeni designano la deportazione subita tra il 1914 e il 1916, commemorata ogni anno il 24 aprile.

“Questa è la storia di come divenni un eroe, ed ero certo di non essere niente di più che un assassino.”

Una mattina De Cataldo si è svegliato con una frase in testa: “Non credo a una sola parola di quello che mi hai raccontato”. Era l’inizio di questo romanzo.

Quando due grandi talenti artistici si incontrano possono dar luogo a un terribile incubo o a un bellissimo sogno. Questa storia è entrambe le cose: è ispirata da pulsioni e inquietudini, da fantasmi di oppressione e libertà. È una visione che nasce in un paesaggio brullo e deserto.
Davanti alle rovine di una città, due uomini si fronteggiano: un vecchio reso saggio dalla vita e il soldato venuto per ucciderlo. Quale filo segreto e invisibile lega questi due destini? Da quanto si inseguono senza raggiungersi? Prima di morire il vecchio ha qualcosa da raccontare: tutto comincia con il ricordo di un cortile rinchiuso da alte e anguste mura. Di un ragazzo povero e insofferente della povertà che agogna di correre l’avventura per le strade del mondo. Di una musica misteriosa e sbagliata. Di una rivolta, o forse una rivoluzione, e di un assassinio insensato. Di una fuga.
Il racconto del vecchio scioglie, mescola, unisce, rivela, si tinge di molti colori. Mette i due uomini a nudo. Prepara una nuova fuga. Quella definitiva, forse.
Un Giancarlo De Cataldo sorprendente, lontano dai toni e dai luoghi consueti, ci regala una vicenda dal sapore esotico, che affronta temi universali come l’ansia per la vendetta e la tensione per il riscatto. La sceneggiatura e i disegni di Palumbo la reinterpretano graficamente attraverso chiaroscuri pittorici e scenografie di grande fascino, che evocano atmosfere di terre conturbanti e misteriose.

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