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Un Pellegrino

Vittorino Andreoli

Bur
Copertina di: Un Pellegrino

Un pellegrino non ha una identità. È uno che non si ferma, che non sa dove andare, ma cammina e arriva in luoghi che non hanno nome o almeno che egli ignora. Un pellegrino non sa chi sia, e dunque non ha nome: è un nessuno e nella sua indefinitezza è qualsiasi cosa.
Vittorino Andreoli

 

 

Spinto da un impulso irrefrenabile, un uomo cammina alla ricerca di qualcosa che nemmeno lui è capace di definire. Il pellegrino di questo romanzo è ben diverso da quelli che nel Medioevo percorrevano le vie dei santuari o di Gerusalemme: più simile all’Ebreo errante è incapace di trovare pace, di legarsi a luoghi o persone. Forse il senso del suo cammino sta proprio nell’itinerario dettato dal caso, e nei sei personaggi che la strada gli presenta come un regalo: un monaco di clausura, un operaio della General Motors, una donna afflitta dal suo stesso tormento, un cane... Fino all’ultimo incontro, che l’attende da sempre a un appuntamento indifferibile. Andreoli torna a vestire i panni del narratore, e ci regala un romanzo in cui studia l’animo umano con l’attenzione dello psicologo e l’ars del grande scrittore. Una storia di viaggio, di solitudine e relazioni, che è una metafora della vita di ognuno. Un pellegrinaggio che è una ricerca, attraverso l’altro, di qualche risposta alle grandi domande esistenziali; perché solo attraverso il confronto, come in un dialogo socratico, si può tentare di far emergere la verità.

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