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Gigi Proietti

Bur

Qualcosa mi ricordo

“L’ultimo mattatore (lo nominò suo successore Vittorio Gassman in persona) ricorda la sua vita. Il voto è 9, con devozione.” Antonio D’Orrico

Come tanti ragazzi cresciuti nella periferia romana all’ombra del boom economico, Proietti pensava alla musica, viveva nel mito del sogno americano e l’unico palco che conosceva era quello dei night club, dove suonava e cantava insieme agli amici. Si era iscritto per gioco al Centro universitario teatrale, ma non poteva immaginare che quel “gioco” gli avrebbe cambiato la vita. Anche perché quando gli insegnanti gli sottoposero una lista di autori da portare in scena, da Ibsen a Brecht, il giovane Luigi Proietti per poco non svenne: non ne aveva mai sentito nominare nessuno. Ma da allora Proietti ha attraversato la storia culturale del nostro Paese passando dalle sperimentazioni teatrali al doppiaggio, dalle esperienze negli sceneggiati televisivi al musical, al cinema. Cinquant’anni di carriera artistica e di incontri fondamentali come quelli con Carmelo Bene e Alessandro Gassman, raccontati da Proietti con l’energia contagiosa della sua inimitabile ironia.

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