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Sulla tolleranza (60)

Voltaire

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Copertina di: Sulla tolleranza (60)

Prefazione di Sergio Luzzatto.

Una campagna appassionata in difesa di un uomo giustiziato, senza esitazioni di fronte all’autorità e alla tradizione, di fronte ai poteri di una gerarchia spirituale e di un governo assoluto.
Considerato a tutt’oggi una testimonianza indelebile dello spirito illuminista e un manifesto senza tempo della libertà di pensiero, questo Trattato sulla tolleranza fu scritto da Voltaire in occasione di un fatto di cronaca.
La sera del 13 ottobre 1761 il giovane Marc-Antoine Calas venne trovato morto. Dell’omicidio fu accusato il padre Jean, calvinista. Il movente: la presunta conversione al cattolicesimo del figlio. Fu l’inizio di un’accesa battaglia civile e religiosa che si concluse con la condanna a morte di Jean Calas da parte del tribunale di Tolosa.
Sergio Luzzatto, uno degli storici italiani che con più forza si sono pronunciati contro l’oscurantismo religioso, sottolinea tutta l’attualità del Trattato: “Voltaire aveva inteso perorare la causa generale della libertà d’opinione, contro le logiche sacre o profane di qualunque ortodossia. Contro la logica di qualunque pensiero unico”.
Il Trattato è un piccolo capolavoro di polemica civile e politica, scritto in uno stile vivacissimo che ha sfidato il succedersi dei secoli. Ad animare le pagine di Voltaire è un’idea radicale: la tolleranza è la prima prerogativa dell’umanità, è la sua legge di natura. Perché “il diritto dell’intolleranza è assurdo e barbaro; è il diritto delle tigri; anzi, è anche più orribile, perché le tigri non sbranano che per mangiare, mentre noi ci siamo sterminati per dei paragrafi.” Dopo quasi trecento anni queste parole suonano ancora come un’aspirazione, ma rappresentano una conquista imprescindibile di civiltà.

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