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Stadi sul cammino della vita

Søren Kierkegaard

Bur
Copertina di: Stadi sul cammino della vita

In Stadi sul cammino della vita tutto è fermo come in un mausoleo. Ci sono le ossessioni dell'io, le torture infinite, gli esangui fantasmi di mezzanotte.
Pietro Citati

Stadi sul cammino della vita, il capolavoro di Kierkegaard, per la prima volta tradotto in Italia, venne scritto tra il 1843 e il 1845, in una specie di follia creativa durante la quale l'autore compose anche Aut-Aut, Timore e tremore, Il concetto di angoscia, La ripetizione. Il libro è una parodia sinistra del Simposio di Platone. Cinque dandy di Copenaghen danno vita a un banchetto che dovrà essere la suprema festa dei sensi e della conversazione. Vi si parla di vino, di solitudine, di amore, di donne e di morte; discorsi interrotti da saggi, prologhi, diari, racconti, parabole. Il tutto non è che un'incessante danza sugli abissi: un'ossessionante divagazione nella quale Kierkegaard ci affascina come il più consumato dei seduttori, e poi ci abbandona nel punto in cui più fitto ed enigmatico si palesa il groviglio del suo pensiero.

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