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Sentimento del nulla (60) (Il)

Giacomo Leopardi

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Copertina di: Sentimento del nulla (60) (Il)

Prefazione di Emanuele Severino.

Il più grande poeta dell’Ottocento italiano visto con gli occhi di uno dei maggiori filosofi contemporanei. Questo volume raccoglie il Leopardi di Emanuele Severino, i testi che, a suo giudizio, meglio di tutti sono in grado di mostrarci il poeta di Recanati come grande rivoluzionario nello sviluppo della civiltà occidentale.
Se la filosofia è la ricerca del senso, “saldo rimedio” contro il dolore e l’angoscia, Leopardi, per primo, porta alla luce l’illusorietà di questo quadro grandioso. Il suo gesto è potente e definitivo: la verità non è più il bene, il farmaco contro l’angoscia, il dolore, la morte: l’unica possibilità di salvezza è il non sapere. E se è vero che la poesia, e l’arte in generale, sono sorrette dall’ignoranza della verità, è vero anche che senza illusione, inganno e menzogna la vita sarebbe impossibile, insopportabile.
Nell’universo di Leopardi non c’è posto per l’Assoluto, per l’Eterno e per l’infinito: “Tutto è nulla al mondo, anche la mia disperazione”.
Con limpidissima sintesi Emanuele Severino ci dice che: “Sia come filosofia, sia come poesia, il pensiero di Leopardi è, di diritto, il pensiero che più si addice all’Occidente e, oramai, all’intero Pianeta… Il pensiero di Leopardi è la conclusione inevitabile della storia dell’Occidente e del mortale”.
Per questo il filosofo decide di condurci attraverso le pagine più belle dell’opera del poeta, dagli Idilli alle Operette morali, dagli Ultimi canti allo Zibaldone, fedele all’idea che la forza con cui il genio riesce a esprimere la morte, ovvero la finitezza di tutte le cose, sia la suprema consolazione concessa a chi non può salvarsi.
Perché poesia e comprensione del mondo non possono esistere separate. Questo è scritto, in modo lapidario, nello Zibaldone: “Chi non ha mai avuto immaginazione, sentimento, capacità di entusiasmo, di eroismo, d’illusioni vive e grandi, di forti e varie passioni, chi non conosce l’immenso sistema del bello, chi non legge o non sente, o non ha mai letto o sentito i poeti, non può assolutamente essere un grande, vero e perfetto filosofo, anzi non sarà mai se non un filosofo dimezzato”.

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