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Satire (60)

Ludovico Ariosto

Bur
Copertina di: Satire (60)

Prefazione di Ermanno Cavazzoni.

Uno scrittore che sognò tutta la vita di non avere davanti a sé altro che la pagina bianca da colmare. Lo avevano costretto a fare il governatore “cavallaro” nella Lunigiana infestata dai briganti, l’ambasciatore a Roma tra le corruttele della corte papale: ora, attraverso un ironico autoritratto, rivendica il soprannome di “Ludovico delle tranquillità”, appioppatogli dagli Este.
Ed è proprio questa la voce del poeta che Ermanno Cavazzoni riproduce divertito: “A me, dice l’Ariosto, piace cuocere una rapa sul fuoco… e poi mangiarmela con un po’ di sapa e d’aceto… io preferisco stare nella mia contrada, e le tempeste e i tuoni vederli sulla carta”.
Davanti al proprio leggìo, l’Ariosto vola sulle ali della fantasia ai quattro angoli del globo, sulle orme dei suoi paladini, invasati dall’amore.
E dire che lui anche dal matrimonio intende preservarsi: a meno che non si tratti di una compagna capace di infondere quiete nel consorte.
Dunque, eccola di nuovo quell’ostinata difesa del privato che le Satire propongono con disarmante sincerità. E chissà, forse questa breve lettura sarà in grado di infondere nuovo vigore in chi voglia ritagliarsi un margine – pur piccolo – di libertà nel frastornante disordine della vita contemporanea.

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