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Razza padana

Adalberto Signore Trocino Alessandro

Bur

Attecchisce nelle città e nelle fabbriche.
Ruba voti alla sinistra.
Urla Roma ladrona ma ambisce alle sue poltrone.
La storia, il fascino e le contraddizioni della Lega Nord, oggi il partito più vecchio d’Italia.


Bossi? Visto che non possiamo mettergli le manette, non ci resta che invitarlo a cena. Ci piaccia o non ci piaccia.
- Indro Montanelli

Liquidato come un fenomeno passeggero, considerato pericoloso per il riemergere di pulsioni xenofobe, o folcloristico per il richiamo ai riti celtici e alle ampolle, il partito di Bossi ha resistito alla grave malattia del suo leader, uscendo vincitore dalle ultime elezioni. Ormai fuori dal ghetto pedemontano delle valli bergamasche, il Carroccio è avanzato nelle grandi città, nelle fabbriche, nell’Emilia rossa, nel Centro del Paese. Di fronte alla disgregazione dei rapporti di forza tradizionali e alla secolarizzazione dei partiti, diventa decisivo interrogarsi sull’enigma di un movimento che non si considera né di destra né di sinistra, e che è l’unico, dopo la scomparsa del Pci, a restare ancorato al territorio. Una forza politica dai mille volti, che si destreggia tra incidenti diplomatici e battaglie contro le moschee, ronde notturne e minacce di imbracciare i fucili, amministratori locali efficienti e concreti e giochi di potere, antichi quanto la politica che ha sempre criticato.
Raccontare la Lega Nord significa provare a spiegare senza tesi preconfezionate, senza pregiudizi, ma anche senza fare sconti alle sue derive populiste, un’evoluzione che ha segnato gli ultimi vent’anni della politica nazionale.