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Poesie (60)

Fernando Pessoa

Bur
Copertina di: Poesie  (60)

Prefazione di José Saramago.

Se il poeta è sempre fingitore, Pessoa fu quello che finse più di ogni altro. Inventò nomi, persone, storie e dolori. Mostrò che la poesia ha sempre a che vedere con il “doppio”, parla sempre del confine sottile e mobilissimo tra sé e altro da sé.
I suoi “eteronimi” lo resero noto: Alberto Cajero, Álvaro de Campos, Ricardo Reis; figure inventate che divennero autentiche attraverso un nome, una vita, una poetica.
Ma chi è Pessoa quando firma con il suo nome? Nell’infinito gioco di specchi della sua poesia, ecco una piccola antologia dei testi che scelse di attribuirsi. Ma che cosa è reale e che cosa è riflesso?
Il poeta portoghese scrisse di sé: “Quando parlo con sincerità non so con quale sincerità parlo. Sono variamente altro da un io che non so se esiste”.
Oggi José Saramago scrive di lui: “Questo Fernando Pessoa non riuscì mai a essere davvero sicuro di chi fosse, ma grazie al suo dubbio possiamo riuscire a sapere un po’ di più su chi siamo noi”.
Perché è proprio in virtù della sua felicissima apertura che il poeta portoghese ha dentro di sé “tutti i sogni del mondo”, è grazie all’inesauribile gioco di rimandi che i suoi personaggi restano memorabili. I suoi testi, magici e astratti, la sottile introversione dei suoi protagonisti testimoniano la crisi di un uomo alla ricerca, per sé e per il proprio tempo, di un equilibrio perduto.

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