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Oriana Fallaci intervista sé stessa. L’Apocalisse

Oriana Fallaci

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Copertina di: Oriana Fallaci intervista sé stessa. L’Apocalisse

Il compito di Oriana (il compito di ogni scrittore) era di smuovere le coscienze e lei lo faceva in una maniera inconfondibile, ammaliante e brutale. Non occorre sposare le sue idee, basta leggerle.
— Dalla Prefazione di Alessandro Cannavò

 

 

Quando un popolo divorato dalla sete di libertà si trova ad aver coppieri che gliene versano quanta ne vuole, fino a ubriacarlo, accade che i governanti pronti a esaudir le richieste dei sempre più esigenti sudditi vengano chiamati despoti. Accade che chi si dimostra disciplinato venga dipinto come un uomo senza carattere, un servo. Accade che il padre impaurito finisca col trattare i figli come suoi pari e non è più rispettato, che il maestro non osi rimproverare gli scolari e che questi si faccian beffe di lui, che i giovani pretendano gli stessi diritti dei vecchi e per non sembrar troppo severi i vecchi li accontentino. In tale clima di libertà, e in nome della medesima, non v’è più rispetto e riguardo per nessuno. E in mezzo a tanta licenza nasce, si sviluppa, una mala pianta: la tirannia.” È in seconda liceo che Oriana Fallaci traduce un brano dal greco, da La Repubblica di Platone, nelle ore di lezione del professor Morpurgo: uno dei tanti episodi ricordati in questo libro, un’accorata testimonianza della sua vita e del suo pensiero. Quella mezza pagina l’ha incorniciata e la tiene su una parete sia nella sua casa in Italia sia in quella di New York. “E va da sé che non ne avrei bisogno. La so a memoria, posso recitarla come i preti recitano il Pater Noster… Non sembra scritto oggi per certi italiani d’oggi?” Il terzo volume, pubblicato nel 2004, della Trilogia che la Fallaci dedica al declino morale e intellettuale della nostra civiltà completa le riflessioni iniziate con La Rabbia e l’Orgoglio (2001) e sviluppate con La Forza della Ragione (2004). È una lunga intervista a sé stessa con uno straordinario Post- Scriptum che si rifà all’Apocalisse dell’evangelista Giovanni. Ma Oriana non basa la sua profezia su allegorie, metafore, enigmi: lei parla di fatti molto precisi e delinea il ritratto di un Occidente rassegnato e indifeso, che rischia di andare in frantumi.

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