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Introduzione di Benedetta Centovalli

L’opera di Bilenchi si è sempre trovata al centro del vero discorso letterario. È un organo interno, una funzione, come potrebbe dirsi del cuore, entro il sistema narrativo. E questo cuore è immerso nel tempo suo e nostro, ma così forte da ritmarlo, quel tempo, sulle cadenze di una temporalità infinita; che nel suo segreto, mi sentirei di affermare, si distingueva appena dall’eternità.
Mario Luzi

Ogni epoca scrive e aggiorna il proprio romanzo di formazione, ma l’invenzione narrativa dell’infanzia è un archetipo, una fase simbolica primaria. Ci sono scrittori come Romano Bilenchi che rimangono centrati su quella stagione per tutta la vita. Da Anna e Bruno a Conservatorio di Santa Teresa fino agli Anni impossibili, Bilenchi scrive il suo romanzo unico e continuo sull’infanzia e sull’adolescenza. Come Jerome D. Salinger e Henry Roth, che hanno fissato nella loro narrazione l’età più incerta e impossibile dell’uomo, come Elsa Morante nell’Isola di Arturo.
Nei libri di Bilenchi si fa esercizio di libertà, si allena la nostra capacità di mantenersi liberi da qualunque ideologia e dai condizionamenti della storia. Ma fin dall’esordio – viene qui ristampato come documento, per la prima volta dal 1931, Vita di Pisto – Bilenchi ha lavorato anche alla costruzione di un altro romanzo parallelo: il romanzo biografico e in chiaroscuro della sua generazione. Una generazione che ha attraversato tutto il Novecento, fascismo guerra resistenza, e ne è stata testimone e protagonista.
Se il romanzo sull’età giovane aveva raggiunto il suo risultato più maturo in Conservatorio e nel Gelo, il romanzo di quella generazione include Il capofabbrica, Il bottone di Stalingrado fino all’esito ultimo e sorprendente di Amici. Così temi e tempi storici si legano e intrecciano in un’unica ossessione: il racconto esatto del farsi di una coscienza, la chiarificazione di fatti che possano contribuire alla piena comprensione della propria vicenda e una scrittura il cui tragitto è stato segnato da un continuo e dolente corpo a corpo con il proprio tempo.


Benedetta Centovalli si occupa di letteratura italiana contemporanea; specialista di Romano Bilenchi, ne ha curato le opere singole e in raccolta. Ha allestito l’antologia Patrie impure. Italia, autoritratto a più voci (2003). Collabora con quotidiani e riviste. Tiene corsi di narrativa italiana e di editoria per l’Università Statale di Milano e altre Università. Lavora da molti anni in casa editrice.

Introduzione di Benedetta Centovalli

L’opera di Bilenchi si è sempre trovata al centro del vero discorso letterario. È un organo interno, una funzione, come potrebbe dirsi del cuore, entro il sistema narrativo. E questo cuore è immerso nel tempo suo e nostro, ma così forte da ritmarlo, quel tempo, sulle cadenze di una temporalità infinita; che nel suo segreto, mi sentirei di affermare, si distingueva appena dall’eternità.
Mario Luzi

Ogni epoca scrive e aggiorna il proprio romanzo di formazione, ma l’invenzione narrativa dell’infanzia è un archetipo, una fase simbolica primaria. Ci sono scrittori come Romano Bilenchi che rimangono centrati su quella stagione per tutta la vita. Da Anna e Bruno a Conservatorio di Santa Teresa fino agli Anni impossibili, Bilenchi scrive il suo romanzo unico e continuo sull’infanzia e sull’adolescenza. Come Jerome D. Salinger e Henry Roth, che hanno fissato nella loro narrazione l’età più incerta e impossibile dell’uomo, come Elsa Morante nell’Isola di Arturo.
Nei libri di Bilenchi si fa esercizio di libertà, si allena la nostra capacità di mantenersi liberi da qualunque ideologia e dai condizionamenti della storia. Ma fin dall’esordio – viene qui ristampato come documento, per la prima volta dal 1931, Vita di Pisto – Bilenchi ha lavorato anche alla costruzione di un altro romanzo parallelo: il romanzo biografico e in chiaroscuro della sua generazione. Una generazione che ha attraversato tutto il Novecento, fascismo guerra resistenza, e ne è stata testimone e protagonista.
Se il romanzo sull’età giovane aveva raggiunto il suo risultato più maturo in Conservatorio e nel Gelo, il romanzo di quella generazione include Il capofabbrica, Il bottone di Stalingrado fino all’esito ultimo e sorprendente di Amici. Così temi e tempi storici si legano e intrecciano in un’unica ossessione: il racconto esatto del farsi di una coscienza, la chiarificazione di fatti che possano contribuire alla piena comprensione della propria vicenda e una scrittura il cui tragitto è stato segnato da un continuo e dolente corpo a corpo con il proprio tempo.


Benedetta Centovalli si occupa di letteratura italiana contemporanea; specialista di Romano Bilenchi, ne ha curato le opere singole e in raccolta. Ha allestito l’antologia Patrie impure. Italia, autoritratto a più voci (2003). Collabora con quotidiani e riviste. Tiene corsi di narrativa italiana e di editoria per l’Università Statale di Milano e altre Università. Lavora da molti anni in casa editrice.

Commenti

Autore


  • Romano Bilenchi

    Romano Bilenchi (Colle di Val d’Elsa, 1909 – Firenze, 1989) è uno dei maggiori narratori italiani del Novecento. Scrittore e giornalista, ha diretto “Il Nuovo Corriere” di Firenze dal 1948 al [...]


Caratteristiche


    • Marchio: Bur
    • Collana: CONTEMPORANEA
    • Prezzo: 26.50 €
    • Pagine: 1296
    • Formato libro: 20 x 13
    • Tipologia: CARTONATO
    • Data di uscita:
    • ISBN carta: 9788817035705

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