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Non fare nulla che non farei anch’i (60)

Armistead Maupin

Bur
Copertina di: Non fare nulla che non farei anch’i (60)

Prefazione di Andrea Di Consoli.

Si può scrivere di omosessualità, droga e trasgressioni con naturalezza, semplicità e domestica confidenza? Armistead Maupin ci riesce, evitando ogni tono tragico e melodrammatico, e mettendo al centro dei suoi racconti una gioiosa accettazione della differenza. Per questo, a trent’anni dalla loro pubblicazione, queste pagine continuano a sbalordire.
Andrea Di Consoli ne descrive l’atmosfera irripetibile: “I racconti di Maupin creano intimità e confidenza con il lettore; perché è bene sapere che i personaggi di questo libro non vogliono cambiare il mondo in astratto, ma semmai cambiare se stessi, tentare una possibile felicità terrena, nonostante i problemi, le tentazioni sbagliate, le disperazioni”.
Il centro delle vicende è un indirizzo preciso: il numero 28 di Barbary Lane, San Francisco. Siamo nei primi anni Settanta e Frisco è ancora un polo di attrazione per molti di coloro che semplicemente vorrebbero essere se stessi, senza tante storie. E invece di storie ne succedono, eccome: così, fra jet set e bassifondi, si infrangono barriere sociali e sessuali, si ama, ci si strugge e si fa di tutto per godersi la vita.

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