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Myricae

Giovanni Pascoli

Bur
Copertina di: Myricae

Le poesie tratte da Myricae si leggono solitamente per la prima volta alla scuola elementare: Pascoli è il poeta dell’onomatopea, della natura, delle cose, della famiglia, si dice, e la sintassi semplice e il lessico quotidiano si prestano a una lettura immediata. Ma andando più a fondo si apprezzano l’acuta autocoscienza stilistica di Pascoli, il labor limae nascosto sotto scelte apparentemente banali, il ruolo del fonosimbolismo, l’uso dell’analogia e il traboccare del dolore personale del poeta che assurge a segno del dolore universale della vita umana. L’accurata introduzione di Pier Vincenzo Mengaldo apre al lettore un’ulteriore prospettiva sulle poesie ben note, da leggere non più come “frammenti” autonomi, ma come un romanzo, autobiografico e universale, alla sistemazione del quale Pascoli lavorò per vent’anni, rivedendo i testi presenti e aggiungendone di nuovi, organizzandoli in sezioni fino a dare all’opera una struttura unitaria e strettamente interconnessa, trasformandola così in un’unica, grande allegoria.

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