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Medea (60)

Euripide

Bur
Copertina di: Medea (60)

Prefazione di Vittorino Andreoli.

Medea è tra i personaggi più sconvolgenti di tutta la letteratura greca: la sua disperazione di donna e di madre, magistralmente inscenata da Euripide, non ha mai smesso di interrogarci. Questa è la tragedia della condizione femminile, di una giovane che lascia la sua terra d’origine per seguire l’uomo che ama, Giasone. Dopo dieci anni, il marito l’abbandona per un’altra donna, rincorrendo la promessa di diventare re.
Medea è tradita, e sarà il dolore a scatenare la sua vendetta: per assicurarsi che Giasone non abbia discendenza, uccide i propri figli, condannandolo e condannandosi all’infelicità perpetua.
Il genio di Euripide ci presenta un personaggio tragico totalmente nuovo per la cultura greca del tempo, un’eroina appassionata e lucida, che combatte una guerra per la propria dignità di donna.
Vittorino Andreoli non esita a riconoscere la sconcertante contemporaneità di questa tragedia: “Con il matrimonio, la donna viene relegata dentro casa a fare figli, mentre l’uomo vive fuori, nel mondo e diventa un eroe, un protagonista. Un legame fatto di un filo di seta che il tradimento rompe, prima o poi”.
Medea scardina questo schema, calcolando ogni gesto nel dettaglio. Lo scopo è folle, ma i mezzi che adopera per raggiungerlo sono il frutto della logica più ferrea. Euripide costruisce con grande sapienza un viaggio senza tempo nel furore di una donna abbandonata, fino al gesto estremo: un viaggio segnato da incertezze, pentimenti, angosce. Eppure la ribellione di Medea non ammette debolezze: “Le rimane solo una reazione limite, che sa di suicidio pur essendo omicidio”.

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