Manifesto del partito comunista (60) (Il)

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Prefazione di Rossana Rossanda

“Uno spettro si aggira per l’Europa: lo spettro del comunismo.” La celebre apertura del Manifesto del partito comunista appare oggi la profezia di Marx sulla quale è più facile convenire. In effetti, sulla sostanza spettrale del comunismo nell’Europa di oggi sono in pochi a dubitare: dalla caduta del Muro di Berlino in poi, una parola che per tutto il Novecento aveva mosso le braccia e le coscienze di milioni di persone si è progressivamente svuotata di significato: scomparsa dalla politica e dai nomi dei partiti, si è ridotta a caricatura, a insulto, a smercio di souvenir.
E se la classe operaia non è andata in paradiso, se nel 1989 è cominciato il XXI secolo della cosiddetta fine delle ideologie, il mondo descritto nel Manifesto è riconoscibile, se pure in forme nuove, come quello nel quale viviamo: crisi economiche e globalizzazione selvaggia, arricchimenti smisurati e drammatiche miserie.
Rossana Rossanda, quando ricostruisce il contesto sociale nel quale fu scritto l’opuscolo di Marx ed Engels, ricorda che “lo spettro che aleggiava sull’Europa era la rivolta di quella massa di popolo che la crisi aveva cacciato dalle campagne e gettato nei centri urbani … gente senza più terra né casa, che possedeva null’altro che le proprie braccia e cercava un salario in fabbrica”.
C’era un’Europa in rivolta quando questo libello, scritto in tedesco, venne pubblicato a Londra: fu un successo enorme, con quattro edizioni stampate in un solo mese. Ma la sua fama non si fermò lì: l’energia stilistica e intellettuale della sua potente narrazione storica ne avrebbero fatto un best seller per oltre un secolo e mezzo. Per questo i suoi aforismi sono noti ancora oggi, ben al di là del contesto politico: “I proletari non hanno nulla da perdere tranne le loro catene. E hanno un mondo da guadagnare”; “Proletari di tutti i paesi, unitevi!”.
Tuttavia, se ha senso rileggere questo stupefacente pamphlet, è soprattutto per ciò che dice e predice del nostro presente: “la comune rovina” di borghesia e proletariato, la barbarie di un capitalismo che affama larghe parti del mondo. Perché se lo spettro non si aggira più per l’Europa, forse viaggia, in jet o sui barconi, tra Pechino e Nuova Delhi, Dakar e Caracas.

Prefazione di Rossana Rossanda

“Uno spettro si aggira per l’Europa: lo spettro del comunismo.” La celebre apertura del Manifesto del partito comunista appare oggi la profezia di Marx sulla quale è più facile convenire. In effetti, sulla sostanza spettrale del comunismo nell’Europa di oggi sono in pochi a dubitare: dalla caduta del Muro di Berlino in poi, una parola che per tutto il Novecento aveva mosso le braccia e le coscienze di milioni di persone si è progressivamente svuotata di significato: scomparsa dalla politica e dai nomi dei partiti, si è ridotta a caricatura, a insulto, a smercio di souvenir.
E se la classe operaia non è andata in paradiso, se nel 1989 è cominciato il XXI secolo della cosiddetta fine delle ideologie, il mondo descritto nel Manifesto è riconoscibile, se pure in forme nuove, come quello nel quale viviamo: crisi economiche e globalizzazione selvaggia, arricchimenti smisurati e drammatiche miserie.
Rossana Rossanda, quando ricostruisce il contesto sociale nel quale fu scritto l’opuscolo di Marx ed Engels, ricorda che “lo spettro che aleggiava sull’Europa era la rivolta di quella massa di popolo che la crisi aveva cacciato dalle campagne e gettato nei centri urbani … gente senza più terra né casa, che possedeva null’altro che le proprie braccia e cercava un salario in fabbrica”.
C’era un’Europa in rivolta quando questo libello, scritto in tedesco, venne pubblicato a Londra: fu un successo enorme, con quattro edizioni stampate in un solo mese. Ma la sua fama non si fermò lì: l’energia stilistica e intellettuale della sua potente narrazione storica ne avrebbero fatto un best seller per oltre un secolo e mezzo. Per questo i suoi aforismi sono noti ancora oggi, ben al di là del contesto politico: “I proletari non hanno nulla da perdere tranne le loro catene. E hanno un mondo da guadagnare”; “Proletari di tutti i paesi, unitevi!”.
Tuttavia, se ha senso rileggere questo stupefacente pamphlet, è soprattutto per ciò che dice e predice del nostro presente: “la comune rovina” di borghesia e proletariato, la barbarie di un capitalismo che affama larghe parti del mondo. Perché se lo spettro non si aggira più per l’Europa, forse viaggia, in jet o sui barconi, tra Pechino e Nuova Delhi, Dakar e Caracas.

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Caratteristiche


    • Marchio: Bur
    • Collana: VARIA
    • Prezzo: 4.90 €
    • Pagine: 108
    • Formato libro: 17 x 12
    • Tipologia: BROSSURA
    • Data di uscita:
    • ISBN carta: 9788817035132

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