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Le Bombe di Milano

AA.VV.

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Copertina di: Le Bombe di Milano

C’era molto silenzio; faceva un gran freddo.
È difficile raccontare queste cose.
La tensione, il misto di sfacelo e di speranza,
la sensazione vagamente inebriante che
è finita, che si è fottuti ancora una volta
o una volta per sempre – e che tutto,
dunque, può ricominciare.
- Giovanni Raboni, 1969

La bomba di piazza Fontana del 12 dicembre 1969 distrusse una banca, cancellò diciassette vite, ferì una città, lacerò la democrazia italiana. A quarant’anni di distanza, non esiste ancora una univoca, accettabile, versione dei fatti: non quella della politica né quella dei tribunali, non quella della polizia né quella della stampa. Resta solo la memoria divisa di un Paese. Nei giorni immediatamente successivi alla strage, dieci giornalisti, un magistrato e un avvocato misero sulla carta quanto era sotto i loro occhi, quello che nessuno raccontava: le oculate reticenze, le sfacciate menzogne, le grossolane montature, le intollerabili complicità. Il patto di fiducia tra Stato e cittadini che si andava incrinando, per sempre.
Il libro che ne risultò è ancora oggi una straordinaria galleria di ritratti lucidissimi e commoventi: dodici testimonianze che fotografano la polverizzazione della realtà. L’attenzione per i dettagli, dall’espressione di un viso all’intonazione di una voce, insieme alla capacità di guardare dietro le quinte di una sorta di rappresentazione collettiva, danno a queste pagine tutto il vigore corale e la disarmante contemporaneità della migliore letteratura civile.
Se anche per la strage di piazza Fontana si pretende ora una “memoria condivisa”, occorre ripartire proprio dalle testimonianze di quanti, già in quei giorni, chiesero a gran voce verità.

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