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La vita quotidiana a Berlino sotto Hitler

Jean Marabini

Bur

Come un paese si fece ipnotizzare

Berlino, anno 1933: Von Hindenburg, Presidente del Reich, nomina Cancelliere Adolf Hitler. Un uomo temibile e dallo sguardo infuocato, in grado di cambiare la storia degli uomini con il solo potere della parola, e di promettere ai Berlinesi lavoro per tutti, ordine, una vita sana, le Olimpiadi e il recupero dei valori tradizionali che hanno reso e renderanno grande la Germania. In una città in cui tutto – uomini, pietre, case e piazze – è segnato dal marchio a fuoco del nazionalsocialismo. Ma il sottile vetro dell’illusione verrà presto infranto da una politica assoluta e totalitaria e da spietati intrighi politici che porteranno a guerra, bombardamenti, campi di sterminio, morte. In una Berlino irriconoscibile, una Metropolis in cui lavorano quattro milioni di schiavi immigrati dai vari paesi d’Europa, si intrecciano storie di uomini comuni, eroi silenziosi, famiglie che non riusciranno più a riunirsi e giovani che cadranno nell’oblio delle gelide lande russe. E nel 1945, fra le rovine ancora fumanti e i primi segni della fine del conflitto, una bimba chiederà al nonno: “Questo ha voluto la guerra?”.