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La Morte asciutta

Bur
Copertina di: La Morte asciutta

"Non ho mai letto niente di più profondo, intelligente e vibrante sul tema della malattia."
—Oliver Sacks

Broyard sembra un dandy, ma ha l’occhio gelido dello scienziato a cui nulla sfugge. Il suo stile è diventato più tagliente e più ricco di messaggi a ogni prova.
Seymour Krim

La lenta agonia di un uomo a cui viene diagnosticato un cancro mortale. E un figlio che, pur standogli accanto, ha perso la capacità di piangere. Niente sentimentalismi, solo un lucido e freddo distacco, scopre in sé il protagonista con impotente strazio nel racconto che apre questa raccolta. Al centro del secondo c’è uno strazio analogo, provato durante le visite domenicali ai genitori, quando l’aria è satura d’un amore informe e ingombrante, che si incanala in una malinconica e quasi insostenibile tenerezza.
Scritti nel 1954, questi due racconti, mirabili nella loro raffinatezza e perfezione, avrebbero dovuto essere il nucleo di un romanzo, dalla storia apertamente autobiografica, che non vide mai la luce. Quando, nel 1989, a Broyard viene diagnosticato lo stesso cancro del padre è come se quella storia si compisse: risoluto a farsi trovar vivo dalla morte, in un piccolo saggio, che costituisce una sorta di capitolo conclusivo, l’autore medita sul proprio male con serenità, comicità, euforia.


Francesco Rognoni insegna Letteratura inglese e americana presso l’Università Cattolica di Milano. Si occupa di poesia e letteratura moderna e contemporanea.