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L’ Isola del tesoro

Leo Sisti

Bur
Copertina di: L’ Isola del tesoro

Provenzano & Ciancimino, corleonesi doc: il boss di Cosa Nostra e il sindaco di Palermo tra mafia, politica e affari, dagli anni Sessanta ai giorni nostri.

Si deve avere la forza di rinunciare a coltivare rapporti con persone che hanno intrapreso un'altra strada, la strada della contiguità e della complicità con il malaffare e la delinquenza. Questo è ciò che mio padre mi ha insegnato.
−Manfredi Borsellino

L'hanno catturato nell'aprile del 2006 in un casolare di campagna intorno a Corleone. Un vecchio di 73 anni, tra ricotta, cicoria e una macchina per scrivere che gli serviva a impartire ordini ai suoi uomini. Il capo dei capi Bernardo Provenzano si presenta così a chi gli dà la caccia da sempre, ma alle spalle ha uno smisurato impero finanziario. E se è riuscito a trasformare la mafia militare in mafia degli affari, c'è chi gli ha fatto da "consigliori" economico; chi, da sindaco e assessore ai Lavori pubblici di Palermo, gli ha spianato la strada della politica per creare un patrimonio da decine di miliardi di lire. È Vito Ciancimino, compaesano di Corleone, "burattinaio di Cosa Nostra", "custode delle mazzette" e re delle speculazioni edilizie, che ha dominato per trent'anni la Sicilia all'ombra della cupola. L'isola del tesoro racconta l'intreccio di queste due storie, quella del sindaco e quella del boss. Due vite parallele e, a modo loro, tristemente esemplari.