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Il Giorno in cui mia figlia impazzì

Bur
Copertina di: Il Giorno in cui mia figlia impazzì

Un memoir toccante, che trascende i
meri fatti nella loro singolare eccentricità e
raggiunge una forma d’arte faticosamente
conquistata.
Joyce Carol Oates

 

 

Tra i più grandi successi editoriali degli ultimi anni, questa è una storia vera che si sorregge in precario equilibrio sull’ingannevole confine tra follia e normalità. È l’estate del 1996. Sally ha quindici anni ed è una ragazzina come tante, appena un po’ diversa dalle sue coetanee: vive a New York, ha un padre scrittore e una madre lontana, rapita dalla New Age. E poi la scuola, gli amici, una vera passione per la poesia. Spesso trascorre notti insonni sui libri con la sola compagnia di un walkman che suona ossessivamente le Variazioni Goldberg, perfetto tappeto musicale per le sue complicate riflessioni. Nessuno può immaginare che il filo di quei pensieri febbrili si farà sempre più intricato e difficile da governare, precipitando infine Sally in un viaggio vorticoso e terribile, “un viaggio verso chissà dove, senza una casa a cui tornare”. Disturbo bipolare, diranno i medici. Ma un’etichetta non basta per spiegare a un padre ciò che gli sta strappando via la figlia: “Ero stato io a insegnarle a parlare; io a raccontarle le prime favole” scrive Greenberg. “E ora, da un giorno all’altro, era diventata un’estranea.” Questo libro è la storia di una malattia devastante e del suo mistero. Della lotta portata avanti – clinica dopo clinica, di delusione in speranza – da un padre che non ha mai voluto arrendersi a essa. Del coraggio con cui ha scavato nel fondo della propria fragile normalità pur di scoprire il modo per sconfiggere il “mostro” senza annientare, nella foga della battaglia, anche la sua tenera preda.