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I paradisi artificiali

Charles Baudelaire

Bur
Copertina di: I paradisi artificiali

Dalla penna del poeta dei Fiori del male nasce, nel 1860, questo testo sui paradisi creati dall’assunzione di droghe, nel quale l’autore riprende e sintetizza anche le opere di Thomas De Quincey Confessions of an English Opium-Eater e Suspiria de profundis. In una prosa musicale e perfetta, Baudelaire dimostra come l’oppio e l’hascisc finiscano presto per tramutarsi, da rimedi, in affascinanti e tirannici veleni dai portentosi effetti di amplificazione, e apre uno squarcio di inesausta attualità sul giogo della dipendenza, sugli abissi dell’immaginazione, sui materiali dell’inconscio e sul rapporto che corre tra vita reale, voluttà artificiali, creazione e poesia. Libro bizzarro, stravagante, profondo, I paradisi artificiali sono un saggio mirabile e un grande poema in prosa, testimonianza di un’epoca in cui hanno radice molte delle inquietudini e delle angosce del nostro tempo.

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