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Festa delle donne (60) (La)

Aristofane

Bur
Copertina di: Festa delle donne (60) (La)

Prefazione di Lella Costa.

Una commedia per difendere le donne? O per ribadirne la condanna?
Il protagonista di questo testo esilarante, ambientato durante la festa in onore di Demetra e Persefone, è Euripide: il grande tragediografo è molto preoccupato che le donne di Atene vogliano punirlo per avere parlato male di loro nelle sue tragedie. Per questo chiede a un suo parente, Mnesiloco, di travestirsi da donna per prendere le sue difese al farsesco processo messo in scena dall’assemblea delle donne. Ha inizio così una lunga serie di situazioni bizzarre, giocate sui travestimenti e sulla contrapposizione tra identità maschile e femminile che rendono questo testo un meraviglioso, scintillante scherzo.
Aristofane primo femminista, dunque? Secondo Lella Costa non si potrebbe fare torto peggiore alla grandezza di questo autore, “il cui intento non era quello di farsi paladino della causa, o delle ragioni, delle donne della sua epoca, ma quello di servirsene per costruire quelle formidabili macchine da guerra che sono le sue commedie”.
Quindi i problemi della condizione femminile e della misoginia, che pure erano molto sentiti nella Grecia antica, qui non sembrano essere più che un pretesto: il vero bersaglio è Euripide. In realtà il grande commediografo Aristofane vuole dare voce, nell’attacco delle donne contro il drammaturgo rivale, all’eterno conflitto che oppone la tragedia alla commedia. Estrapolati dal loro contesto e calati nella realtà fittizia dell’Atene del V secolo, personaggi e situazioni del teatro euripideo appaiono sotto una luce paradossale in un susseguirsi di equivoci e beffarde allusioni. Il risultato è un classico della letteratura, un autentico capolavoro d’ironia.

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