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Fede e bellezza

Niccolò Tommaseo

Bur
Copertina di: Fede e bellezza

Il libricino Fede e bellezza è una vera pinacoteca di ritratti femminili, così vagheggiati e amati, o almeno affascinanti e turbativi, che potrebbero dirsi l'"harem" di un voluttuoso.
Benedetto Croce

Scritto tra il 1838 e il 1839, e pubblicato l'anno seguente, Fede e bellezza rappresenta uno dei maggiori esperimenti di prosa ottocentesca italiana, grazie a una narrazione condotta attraverso rievocazioni e pagine di diario, in un continuo movimento tra la realtà esterna e la realtà interiore dell'uomo, oscillando fra misticismo ed erotismo, senso del peccato e fede contrastata. Giovanni e Maria si confidano il loro passato, le esperienze amorose di cui sono stati vittime o colpevoli. Superati conflitti e tentazioni i due si sposano, continuando a confidarsi, anche durante il matrimonio, ogni più piccolo moto dell'anima. La storia di due peccatori che mettono ordine e onesto placamento ai loro "disordini" affettivi e sensuali attraverso la disciplina morale e sacramentale del matrimonio.