Dizionario dei luoghi comuni (60)

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Prefazione di Michele Serra.

In questo irresistibile prontuario si troverà “per ordine alfabetico, su tutti i soggetti possibili, tutto ciò che bisognerebbe dire in società per essere un uomo amabile”.
Flaubert demolisce con la sua ironia il conformismo della buona società, dominata dall’abitudine e dallo stereotipo delle “idee chic”. Non un romanzo, dunque, ma un inventario scritto con la freddezza impietosa di un compilatore: perché i luoghi comuni, i cliché della conversazione, passano di bocca in bocca e non hanno mai un protagonista.
Lo scopo dell’impresa è chiaro, al punto che Flaubert ammonisce: “Bisognerebbe che una volta che lo si fosse letto, non si avesse più l’ardire di parlare, per paura di dire, senza darsene conto, una delle parole che vi si trovano.”
Invece, rileggendo il Dizionario flaubertiano, Michele Serra, odierno e brillante fustigatore di costumi, vi ritrova dopo centocinquant’anni tante espressioni ancora in uso, definizioni stupide “intatte come i mobili dei bisnonni”.
Perché il luogo comune si nutre della polvere del tempo: di ripetizione in ripetizione, passa attraverso i secoli e rimane intatto. Il catalogo di Flaubert è lì a dimostrarcelo, spaziando dalla passione per l’America (“Comunque esaltarla, soprattutto quando non ci si è stati”) a quella per il gossip e le celebrità (“Informarsi di ogni minimo particolare della loro vita intima in modo da poterle denigrare”), dalla filosofia cristiana (“Ha liberato gli schiavi”) a quella evoluzionista (“Secondo cui discendiamo dalla scimmia”), dai dentisti (“Tutti bugiardi”) agli operai (“Sempre onesto quando non fa sommosse”).
La superba rivalsa dello scrittore francese sulla borghesia benpensante non risparmia nessuno, né ieri né oggi: i moralisti bacchettoni e le loro convenzioni affollano ogni tempo e ogni latitudine.
Il catalogo può essere esteso per pagine e pagine, ognuno troverà i suoi stereotipi da aggiungere alla lista. Ma se siamo già sul punto di inveire contro i tempi moderni e i luoghi comuni dei giorni nostri, contro i salotti bene e la comunicazione di massa, vale la pena di restare all’erta: anche il lettore più avvertito non può abbassare la guardia. La stupidità contamina tutti, ci dice Flaubert, e nessuno può dirsene esente una volta per sempre.

Prefazione di Michele Serra.

In questo irresistibile prontuario si troverà “per ordine alfabetico, su tutti i soggetti possibili, tutto ciò che bisognerebbe dire in società per essere un uomo amabile”.
Flaubert demolisce con la sua ironia il conformismo della buona società, dominata dall’abitudine e dallo stereotipo delle “idee chic”. Non un romanzo, dunque, ma un inventario scritto con la freddezza impietosa di un compilatore: perché i luoghi comuni, i cliché della conversazione, passano di bocca in bocca e non hanno mai un protagonista.
Lo scopo dell’impresa è chiaro, al punto che Flaubert ammonisce: “Bisognerebbe che una volta che lo si fosse letto, non si avesse più l’ardire di parlare, per paura di dire, senza darsene conto, una delle parole che vi si trovano.”
Invece, rileggendo il Dizionario flaubertiano, Michele Serra, odierno e brillante fustigatore di costumi, vi ritrova dopo centocinquant’anni tante espressioni ancora in uso, definizioni stupide “intatte come i mobili dei bisnonni”.
Perché il luogo comune si nutre della polvere del tempo: di ripetizione in ripetizione, passa attraverso i secoli e rimane intatto. Il catalogo di Flaubert è lì a dimostrarcelo, spaziando dalla passione per l’America (“Comunque esaltarla, soprattutto quando non ci si è stati”) a quella per il gossip e le celebrità (“Informarsi di ogni minimo particolare della loro vita intima in modo da poterle denigrare”), dalla filosofia cristiana (“Ha liberato gli schiavi”) a quella evoluzionista (“Secondo cui discendiamo dalla scimmia”), dai dentisti (“Tutti bugiardi”) agli operai (“Sempre onesto quando non fa sommosse”).
La superba rivalsa dello scrittore francese sulla borghesia benpensante non risparmia nessuno, né ieri né oggi: i moralisti bacchettoni e le loro convenzioni affollano ogni tempo e ogni latitudine.
Il catalogo può essere esteso per pagine e pagine, ognuno troverà i suoi stereotipi da aggiungere alla lista. Ma se siamo già sul punto di inveire contro i tempi moderni e i luoghi comuni dei giorni nostri, contro i salotti bene e la comunicazione di massa, vale la pena di restare all’erta: anche il lettore più avvertito non può abbassare la guardia. La stupidità contamina tutti, ci dice Flaubert, e nessuno può dirsene esente una volta per sempre.

Commenti

Autore


  • Gustave Flaubert

    Gustave Flauber (1821 – 1880) O del romanzo perfetto. Studia legge ma non gli interessa. Ancora giovane perde il padre e la sorella e si trasferisce con la madre a Croisset, in campagna. Comincia a [...]


Caratteristiche


    • Marchio: Bur
    • Collana: VARIA
    • Prezzo: 4.90 €
    • Pagine: 120
    • Data di uscita:
    • ISBN carta: 9788817029834

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