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Decamerone

Giovanni Boccaccio

Bur
Copertina di: Decamerone

La gioia di vivere che c’era nel Boccaccia (anche nei racconti tragici) proviene dal suo ottimismo.
Pier Paolo Pasolini

Nel 1348, mentre a Firenze la peste semina morte incrinando ogni rapporto civile, Boccaccia immagina che dieci giovani si rifugino per dieci giorni in una villa in campagna. Il Decameron è formato dalle centro novelle che quei giovani,  liberi e spregiudicati, si raccontano durante il soggiorno. Episodi cortesi (Madonna Dianora e Messer Ansaldo, Federigo degli Alberghi) si alternano a poco edificanti avventure di frati (Don Felice e Frate Puccio, Frate Alberto, Frate Cipolla), beffe salaci (Chichibio e la gru, Calandrino, Bruno e Buffalmacco, Andreuccio da Perugia) si affiancano a tragiche storie d’amore (Lisabetta con la testa dell’amante nel vaso di basilico): un’enciclopedia di personaggi e vicende che raggiunge per la prima volta in Italia maturità di forme e pluralità di stili. Come insegna Mario Marti nell’introduzione al presente volume: "Tutta un’immensa tradizione e produzione narrativa vi è raccolta e rielaborata sotto il segno più valido e pulsante della vita".
Un modello imitato per secoli e non solo in Italia.


Mario Marti ha insegnato a lungo all’Università di Lecce.

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