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Contro le lusinghe del mondo (60)

Marco Aurelio Antonino

Bur
Copertina di: Contro le lusinghe del mondo (60)

Prefazione di Franco Cordelli.

Le riflessioni e le confessioni di un filosofo che, seduto sul trono del più grande impero dell’antichità, guarda al mondo come a un incessante fluire di tutte le cose: le attività e le passioni umane, e perfino la gloria stessa, sono solo oblio e illusione.
Ma se la vita scorre così rapida, se il passato è lontano e il futuro incerto, Marco Aurelio invita ad approfittare del presente e delle circostanze, della possibilità di contribuire, per la propria parte, all’ordine del cosmo. Ognuno ha il suo posto nell’universo, che gli è stato assegnato e a cui non è possibile sottrarsi: “La mattina, se ti alzi di cattivo umore, tieni presente che vieni svegliato per un compito degno dell’uomo”.
Franco Cordelli coglie e ribadisce questo accento profondamente etico nel pensiero dell’imperatore stoico: “Per Marco Aurelio, brevità o durata della vita sono la medesima cosa: tutto è presente, tutto è nell’attimo che fugge… Ogni impresa dipende da noi, dalla nostra volontà o disponibilità ad ascoltare, a capire”.
L’imperatore scrive queste pagine nei ritagli di tempo che le cure del governo e le guerre contro le tribù germaniche gli lasciano, eppure dal suo scranno regale continuamente ammonisce: “Sii un uomo libero!”. Sono le parole che aveva pronunciato prima di lui uno schiavo frigio, Epitteto. Perché colui che non ha padroni le prende a prestito? Qual è la tirannia che il grande imperatore denuncia su di sé? Marco Aurelio teme il suo stesso potere, per preservare l’indipendenza del proprio spirito e tener fede ai doveri verso i propri simili: “Chi si lascia intimorire sbaglia come l’iracondo… Agisci rettamente e non aver paura di nessuno all’infuori di te stesso. Rimani fedele a te stesso, checché dicano di te”.
In queste pagine, a mezza via tra la precettistica filosofica e il diario intimo, in questo esame di coscienza a cielo aperto, che non nasconde e non scusa nulla, Marco Aurelio esercita l’eroica autenticità che sempre perseguì come un dovere verso se stesso e verso tutti gli uomini.

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