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87 tragedie in 2 battute (60)

Giuseppe Gioachino Belli

Bur
Copertina di: 87 tragedie in 2 battute (60)

Prefazione di Beppe Severgnini.

Monumento insuperabile alla brevità, queste tragedie sono in realtà commedie: scenette teatrali in due battute basate sul nonsense e sul paradosso.
Achille Campanile mette in luce, con sottile e rapidissima arguzia, la pericolosità dei luoghi comuni, scardinandoli dall’interno e dissolvendoli nella loro assurdità. I personaggi che si muovono su questo palcoscenico immaginario, in un’atmosfera di sospensione ossessivamente nutrita di dettagli, hanno una sola battuta a testa per giocare il loro ruolo.
Talvolta le stesse note di rappresentazione costituiscono l’intero contenuto della tragedia, come in quella d’apertura, Una tragedia evitata in tempo, nella quale l’unico protagonista non recita una sola battuta; o in quella di chiusura, Un dramma inconsistente, il cui solo personaggio è Nessuno, la scena “si svolge in nessun luogo” e Nessuno “tace”.
Beppe Severgnini, difensore appassionato della lingua italiana, sottolinea come Campanile tratti le parole: “Con delicatezza, infilzandole una a una, come un collezionista di farfalle. In un romanzo si può sbagliare una pagina, in un racconto un paragrafo, in un articolo qualche parola. In una Tragedia in due battute neppure una virgola. Campanile trasforma la precisione stilistica in una vertigine letteraria”.
Del resto il grande umorista, nato con il nascere del secolo, è indubbiamente figlio del Novecento e della sua letteratura. Ma in un’Italia da sempre più incline al florilegio retorico che all’epigramma, inventa un nuovo genere, portando alle estreme conseguenze certi esperimenti provocatori del futurista Marinetti e anticipando, in qualche modo, il teatro dell’assurdo con cui Beckett e Ionesco sconvolgeranno la drammaturgia europea.
Le Tragedie in due battute costituiscono quindi una grande innovazione letteraria, oltre che un’opera raffinatissima e irripetibile.

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